• Erika Argiolas

Post-Human: Corpi Altri


L'arte contemporanea incoraggia l'unione tra ciò che è estremamente diverso da noi, ciò che è completamente diverso dalla nostra cultura e ciò che va oltre il nostro limite morale, come elementi inorganici, animali mostruosi, inanimati e così via e di fatto tutte le teorie sulle ibridazioni in campo artistico, letterario e cinematografico caratterizzano ampiamente il XXI secolo.

Peter Joel Witkin- woman on a table, 1987

Oggi il tema dell'ibridazione è ancora percepito con paura e sfiducia sia dalla critica che dal pubblico, infatti l'alterità è ancora difficile da accettare, in quanto percepita come qualcosa di diverso dalla nostra quotidianità, e di conseguenza emarginata. Il concetto di mostruosità è ancora vivo e presente nel nostro secolo e continuiamo a percepirlo come descritto da Zakiya Hanafi nel suo libro "Monster in the Machine".

Marce lì Antunez Roca, Joan -  L'home de carn, 1992
Marce lì Antunez Roca - Joan, L'home de carn, 1992


È quindi fondamentale citare, a proposito di cultura e intrusioni "aliene" all'interno del nostro ambito, Jurij Lotman che esprime un concetto sempre molto attuale:

"The development of culture like that of conscience is an act of exchange and requires another partner in its realization. This leads to two opposite processes. In need of a partner, culture creates with its own efforts this stranger bearer of another consciousness that codes the world and the texts in a different way".

Lotman sostiene che l'introduzione di strutture culturali estranee al mondo interno di una cultura implica la creazione di un linguaggio comune e che a sua volta richiede l'interiorizzazione di queste strutture.

In sostanza, la cultura nasce dall'interiorizzazione di "un'altra cultura" che si configura come esterna all'area limitata del "suo mondo": alla base di tutto il discorso Lotman vuole dirci che, per poter apprendere appieno un'altra cultura e farla nostra, è fondamentale aprirsi totalmente ad essa per acquisire gli strumenti per la conoscenza e la comprensione di quel "linguaggio".

Ed è qui che entra in gioco un altro elemento - la cui importanza non è da sottovalutare - fortemente legato ai temi precedenti, ovvero: la paura.

Concetto unito in modo incorruttibile all'alterità, al diverso, all'altro da noi, all'alieno e a tutti coloro che sono considerati esterni al "sistema"; naturalmente all'interno di questo discorso non bisogna dimenticare che la funzione culturale di ciò che è "altro" da noi è fondamentale, poiché ogni cultura crea il proprio "sistema di marginali" e in un certo senso "l'altro da noi" rappresenterebbe anche un metodo di autoaffermazione e la possibilità di confermare ciò che siamo, stabilendo confini, differenze e caratteristiche.

L'irruzione di ciò che è al di fuori del sistema, secondo Lotman, è anche un grande stimolo esterno fondamentale per la cultura, che deve sempre identificarsi come modello dinamico e non statico.

Se non ci fosse questo elemento "extra-sistematico" si vivrebbe in totale omeostasi, in uno stato di linearismo permanente. Resta quindi l'idea che la cultura esista anche grazie a ciò che è al di fuori di essa, e che il suo dinamismo si ottiene grazie alla coesistenza di diversi tipi di linguaggi (per lingua si intende ogni tipo di espressione, quindi più cultura spaziale è affollata di queste lingue, più la cultura è dinamica).


Lotman contribuisce anche alla discussione di un tema importante che attraversa tutta l'arte contemporanea e, in particolare, l'ibridazione in termini di "sistema modellistico" come mezzo artistico attraverso il quale è possibile conoscere il mondo.

Per 'sistema di modellazione' l'autore intende tutto ciò che riproduce l'oggetto di base ai fini del processo cognitivo, e quindi l'arte intriga perché riproducendo il mondo ci permette di migliorare la nostra conoscenza.

"In fondo, il mondo della realtà - scrive Lotman - costituisce il contenuto dell'arte, e l'arte deve stabilire un rapporto di analogia con l'oggetto che intende rappresentare: l'opera d'arte infatti è sempre convenzionale ma allo stesso tempo deve essere percepito come l'analogo di un certo oggetto; è allo stesso tempo simile e dissimile rispetto al proprio oggetto ". Per questo Lotman si oppone costantemente alla cultura e alla realtà, soffermandosi molto sui meccanismi di appropriazione culturale di quest'ultima: pensa al modo in cui l'arte, nelle sue forme testuali, "modella la realtà promuovendo la conoscenza.


Charles Ray- Mannequin Fall 91', 1991

A rappresentare questo tema troviamo la mostra Post-Human, allestita a Losanna nel 1992 dall'eclettica figura di Jeffrey Deitch: le opere selezionate sono emblematiche della condizione post-umana, che per lui corrisponde al superamento della concezione tradizionale dell'uomo e individuale.

Pertanto, ripercorrendo i metodi di autorappresentazione dell'uomo nel corso dei secoli per mezzo dell'arte, Deitch sottolinea che i grandi cambiamenti sociali e storici si riflettono sempre nelle opere degli artisti e che, quindi, questi cambiamenti diventano catalizzatori di nuovi modelli, favorendo anche trasformazioni in campo tecnologico, politico e sociale; inoltre, nel saggio illustra gli atteggiamenti della modernità e della postmodernità, verso la nuova identificazione del sé.

Alcune delle nuove e profonde trasformazioni che dovevano essere affrontate negli anni '90 erano legate alla biotecnologia, all'ingegneria genetica e alla chirurgia plastica, ma soprattutto ai progressi della tecnologia dell'informazione, che secondo lui stavano rivoluzionando le interazioni sociali.


Siamo infatti in un momento storico nuovo e diverso, in cui l'artista non produce più un'opera d'arte da inserire in un museo, ma la nascita di un nuovo modo di celebrare il corpo che, come interprete, diventa un contenitore di nuove sperimentazioni e in cui l'opera d'arte si costituisce attraverso una ricostruzione del proprio corpo.

È il momento delle connessioni con il mondo attraverso interfacce tecnologiche in cui si ha la possibilità di assumere tutte le identità possibili o, ancora, un corpo che si ritroverà ad accogliere in sé ogni alterità.

Tra gli artisti che più incarnano il tema del corpo in questo senso, troviamo Patricia Piccinini, famosa per le sue imponenti opere ai confini della scienza. Tra le sue opere spicca uno studio sugli ibridi uomo-maiale: queste sue creazioni, apparentemente considerate inquietanti, sembrano essere dei veri esempi di umanità, gettando così nello scompiglio tutto il discorso sull'atteggiamento di esclusione della creatura considerata mostruosa che aveva caratterizzato il secolo precedente. I capolavori di Piccinini, basta ricordare “La carriera”, oltre ad essere avveniristici e iperrealistici, sono il risultato di una ricerca approfondita sulle scienze più attuali, riflessioni che toccano dibattiti complessi sospesi tra bioetica, biotecnologia e ambiente.

Ma il passo è breve tra i concetti di normalizzazione della figura del mostro e quelli di un vero e proprio tentativo di ricostruzione dell'identità come quelli creati dal performer Orlan. Famose sono le sue 9 performance chirurgiche intitolate "La Réincarnation de Sainte Orlan" o "image (s) - nuvelle (s) images" accompagnate dal suo manifesto L’Art charnel.

Il suo lavoro si inscrive direttamente nella sua carne, trasformando così il corpo in un "ready made modificato": Orlan ibrida l'arte con le pratiche chirurgiche non per necessità, né per ritrovare la giovinezza, tanto meno per adattarsi ai canoni estetici in vigore.

Lo stesso problema era già stato affrontato nel 1972 da Annette Messager che puntava il dito contro gli stereotipi imposti della bellezza, chiamando il suo progetto "Les tortures volontiers", ma la novità che differenzia Messager da Orlan è che quest'ultimo utilizza il bisturi come mezzo ridisegnarsi al di fuori di ogni legittimità medica.

La sala operatoria si trasforma in scenografia teatrale e luogo di produzione artistica, gli interventi si trasformano in performance durante le quali rimane cosciente in anestesia locale, consapevole di osservare il suo corpo mutevole, accompagnando questi momenti con la lettura di testi filosofici o linguistici di Julia Kristeva.



Tuttavia, Orlan non fu l'unico artista che si dedicò a trasformare il proprio corpo in qualcosa di concettualmente artistico, ci furono infatti, altre personalità di spicco come Paul McCarthy che attraverso i suoi video apparentemente esilaranti, nasconde le ansie insite negli atti dell'infanzia irti di allusione sessuale, sintomo di un disagio molto profondo.


O Matthew Barney che, trasformandosi in un fauno destinato alla castrazione in Free-climber, spinge il suo corpo nudo ad una frenetica danza scozzese; la presenza di un tappetino di plastica dovrebbe simboleggiare la pelle umana e una palestra per esercizi ginnici, dove una donna con i tacchi rimane impigliata su protuberanze e escrescenze bianche che interpreterebbero narici, testicoli, muco, sperma e così via in vari modi: rappresentando il tema del corpo come unico oggetto di culto e possibile forma di espiazione dal peccato di vivere. O ancora, Damien Hirst fa suo l'orrore del corpo esponendo mucche squartate, squali conservati in vasche di formalina, il cui unico scopo è quello di rappresentare una forma estrema di realismo, comunicando sentimenti di pericolo.

Yasumasa Morimura, Self-Portraits through Art History (Van Gogh / Blue), 2016. © Yasumasa Morimura. Courtesy of the artist and Luhring Augustine, New York

Le foto ritoccate della giapponese Yasumasa Morimura mostrano anche il forte impatto che l'immagine occidentale del corpo ha avuto in Giappone, esaltandola contraddittoriamente e demonizzandola allo stesso tempo. In Italia troviamo anche personaggi come Maurizio Cattelan con i suoi peluche oi ripetuti gesti di Stefano Arienti, ma forse caratterizzati da un forte attaccamento alla buona forma, a cui dopo secoli di storia dell'arte italiana sembra difficile allontanarsi.

Ogni artista ha quindi, a modo suo, interpretato in modo diverso il tema del corpo: chi ne fa un oggetto, chi lo dissacra, chi lo modifica sperimentalmente, chi trasformandosi nell '"altro" attraverso l'uso della tecnologia. Tutti in modi diversi hanno cercato di comunicare uno stato di inquietudine e non appartenenza, di volontà di cambiare in meglio, nell'uscita dal substrato dell'apparenza trasformandosi in altro e nell'espressione della propria libertà, anche volontariamente privativa stessi di ciò che la natura ha dato.

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